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Pat Garrett e Billy Kid

(1973) R: Sam Peckinpah A: James Coburn, Kris Kristofferson, Richard Jaeckel, Katy Jurado. Lo sceriffo ex pistolero Coburn è costretto a dare la caccia al suo vecchio compagno di scorribande Kristofferson che non vuol saperne di mettersi sulla retta via. Ispirato a una storia vera, è un film tragico e poetico, con una indimenticabile colonna sonora scritta all’uopo da Bob Dylan (che partecipò al film) della quale fa parte il successo senza tempo Knockin’ on Heaven’s Door.

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Harold e Maude

(1971) R: Hal Ashby A: Ruth Gordon, Bud Cort, Vivian Pickles, Cyril Cusack. Storia di una bizzarra amicizia fra un adolescente con tendenze suicide e una vecchia signora piena di vita. Commedia che scava con spudoratezza in profondità, sino a toccare le problematiche della vita attraverso una inusitata verve dark-comica.

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Kickboxer – Il nuovo guerriero

(1989) R: Mark DiSalle, David Worth A: Jean-Claude Van Damme, Dennis Alexio, Dennis Chan, Michel Qissi. Un film che va preso semplicemente per quello che è, vale a dire un eccitante combattimento di arti marziali condotto da un nerboruto Van Damme che tira calci a tutto spiano. Maggior successo dell’iconico attore belga, ebbe diversi sequel e reboot, nessuno come l’originale.

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La leggenda del pianista sull’oceano

(1988) R: Giuseppe Tornatore A: Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Melanie Thierry, Bill Nunn. Da un testo teatrale di Alessandro Baricco, la storia di un ragazzino cresciuto su un transatlantico; vi trascorrerà tutta la vita e scoprirà le sue doti di pianista. Inutilmente lungo ma emotivamente impetuoso come un oceano, e totalmente immerso nelle atmosfere musicali virtuose di Ennio Morricone. 6 David di Donatello: regia, fotografia, colonna sonora, scenografia, costumi, e il Premio David Scuola a Giuseppe Tornatore.

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Hong Kong Express

(1994) R: Wong Kar-wai A: Brigitte Lin, Takeshi Kaneshiro, Tony Leung Chiu-Wai, Faye Wong. Storie di innamoramenti urbani sullo sfondo di Hong Kong. Pellicola contraddistinta da grande energia e densità emozionale, per il suo preteso estetismo accontenterà più lo spettatore esigente di quello medio.

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Lezioni di piano

(1993) R: Jane Campion A: Holly Hunter, Harvey Keitel, Sam Neill, Anna Paquin. Ambientato a metà dell’800 in Nuova Zelanda, love story fra una pianista muta e un misterioso uomo al quale dà lezioni di piano. Elegante e stupendamente recitato, vinse Palma d’oro a Cannes e 3 Oscar: attrice protagonista, non protagonista, sceneggiatura originale (a Jane Campion).

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Breakfast Club

(1985) R: John Hughes A: Emilio Estevez, Judd Nelson, Molly Ringwald, Anthony Michael Hall, Ally Sheedy. 5 studenti in punizione in biblioteca ci parlano di loro. Meraviglioso classico del genere teen movie, veritiero e ricco di interessanti riflessioni sui desideri e le aspirazioni dei giovani; il che gli conferisce, nonostante lo stile retrò, un buon respiro transgenerazionale.

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Solaris

(1972) R: Andrei Tarkovsky A: Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Juri Jarvet, Vladislav Dvorzhetskiy. Scienziato è chiamato a indagare su un misterioso pianeta. Magnetico, ancorché lento ed estenuante, in pratica 2001: ODISSEA versione russa. E proprio come il film di Kubrick, dà grande soddisfazione alla fine… se si riesce a finirlo! Vinse il premio speciale della Giuria a Cannes.

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Il lungo addio

(1973) R: Robert Altman A: Elliott Gould, Nina van Pallandt, Sterling Hayden, Mark Rydell. Dall’omonimo romanzo di Raymond Chandler, il detective Marlowe (Gould) per aiutare un amico finisce invischiato in un caso di omicidio. Attacco frontale di Altman al noir, che gli diventa fra le mani un poliziesco lento e non oltremodo eccitante ma sottile e ingegnoso come pochi. Succoso il cameo di Schwarzenegger nel ruolo di un tirapiedi.

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Bianco, rosso e Verdone

(1981) R: Carlo Verdone A:  Carlo Verdone, Elena Fabrizi, Irina Sanpiter, Angelo Infanti. Verdone attinge al suo consueto umorismo verace per raccontare l’Italia attraverso 3 storie con 3 protagonisti esilaranti (interpretati ovviamente da lui). Film di culto per gli amanti del genere, ricco di gag memorabili e pure di qualche acutezza psicologica. Imperniato su una risata sempre coperta da un sottile strato di amarezza, è un film che mi piace definire malincomico, che è poi il lato che più amo di Verdone.