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Giù la testa

(1971) R: Sergio Leone A: Rod Steiger, James Coburn, Romolo Valli, Maria Monti. Sullo sfondo della rivoluzione messicana, due loschi individui si mettono insieme per espugnare una banca. Leone tira fuori le sue consuete “visioni western”, un bel manipolo di attori e l’incisiva colonna sonora di Morricone fanno il resto. Seconda pellicola della “trilogia del tempo”, segue C’ERA UN VOLTA IL WEST e precede C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA.

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Nebraska

(2013) R: Alexander Payne A: Bruce Dern, Will Forte, June Squibb. Figlio accompagna il padre anziano attraverso un bel pezzo di America per riscuotere un milione di dollari che il vecchietto crede di aver vinto alla lotteria. Traboccante di tenerezza e amore filiale, non mancano i momenti divertenti. Girato in b/n, per quanto l’ “operazione nostalgia” e la pretesa artisticità ne abbiano certamente beneficiato, si sarebbe prestato forse meglio il colore a sottolineare i suggestivi cromatismi dell’hinterland americano. In ogni caso, un film da vedere e commuoversi.

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I senza nome

(1970) R: Jean-Pierre Melville A: Alain Delon, Bourvil, Gian Maria Volonte, Yves Montand. I malviventi Delon e Volonté si uniscono allo sbirro Montand per… rapinare una gioielleria di Parigi! Tre pesi massimi del cinema insieme in un poliziesco di pregevolissima fattura, fra le migliori pellicole di genere.

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Sussurri e grida

(1972) R: Ingmar Bergman A: Harriet Andersson, Liv Ullmann, Kari Sylwan, Ingrid Thulin. Vicenda di una malata terminale e delle due sorelle che la assistono. Devastante riflessione sulla sofferenza da uno dei maestri del cinema di ogni tempo. La fotografia è di una resa straordinaria.

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Babel

(2006) R: Alejandro G. Inarritu A: Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal. 4 storie ambientate in 3 diversi continenti, partendo da una tragedia che accade a un turista americano (Pitt) in vacanza in Marocco. Straordinariamente coinvolgente durante tutto il percorso diegetico, è un dramma duro sulla necessità di comunicare in mezzo a una babele di voci. E’ il terzo capitolo della cosiddetta “trilogia della morte” che comprende anche, nell’ordine, AMORES PERROS e 21 GRAMMI. Oscar per la miglior colonna sonora a Gustavo Santaolalla.

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Viaggio a Tokyo

(1953) R: Yasujirô Ozu A: Chishu Ryu, Chieko Higashiyama, So Yamamura. Capolavoro di lirismo che racconta la storia di due anziani genitori alle prese con l’insensibilità dei figli. Semplice ma infinitamente liricia riflessione sulla paura di invecchiare, verrete travolti da una valanga di emozioni.

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Ran

(1985) R: Akira Kurosawa A: Tatsuya Nakadai, Akira Terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryû.  Storia di una guerra fratricida per la conquista del regno di un vecchio signore feudale giapponese. Superba mise en scène con delle scene di battaglia epiche in un dramma ispirato al Re Lear di William Shakespeare. Visivamente portentoso, vinse l’Oscar per i costumi.

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La fabbrica di cioccolato

(2005) R: Tim Burton A: Johnny Depp, Freddie Highmore, David Kelly, Helena Bonham Carter. Dall’omonimo romanzo di Roald Dahl, già adattato in precedenza per il cinema in un film del 1971 con Gene Wilder: il piccolo Charlie (Highmore) spera di trovare il biglietto dentro una tavoletta di cioccolato che gli garantirà l’accesso alla fabbrica dello stravagante sig. Wonka (Depp). Burton ha sempre grande inventiva e visioni del tutto originali, e non si smentisce nemmeno in questa deliziosa favola per famiglie. Depp non sarà Gene Wilder, ma fa comunque il suo bell’effetto.

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Scontro tra titani

(2010) R: Louis Leterrier A: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes. Riproposizione della storia messa in scena nel 1981 del prode Perseo figlio di Zeus che si imbarca in una pericolosa avventura. Perfetto dal punto di vista tecnico, un po’ meno da quello drammatico, è comunque spettacolare. Worthington/Perseo che comanda lo scontro ha il physique du rôle. Versione 3D da evitare accuratamente.

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L’appartamento

(1960) R: Billy Wilder A: Jack Lemmon, Shirley MacLaine, Fred MacMurray. Impiegatuccio fa carriera perché presta ai capi il suo appartamento per le loro losche combine amorose. Wilder costruisce un’ottima commedia miscelando tristezza e allegria in identiche dosi. Favolose le interpretazioni da tutto il cast.