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Scoprendo Forrester

(2000) R: Gus Van Sant A: Sean Connery, Rob Brown, F. Murray Abraham, Anna Paquin. Connery è uno scrittore in pensione che diventa il mentore di un giovane romanziere afroamericano. Bell’approfondimento su emarginazione e rapporto fra generazioni, convince a tal proposito lo “scontro” generazionale fra Brown al primo ruolo importante e Connery all’ennesimo.

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Thelma & Louise

(1991) R: Ridley Scott A:  Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Brad Pitt. Classico (pure troppo) road movie su due casalinghe frustrate che partono per una vacanza e diventano inaspettatamente due fuorilegge. Le interpretazioni perfettamente centrate della coppia Davis/Sarandon e una sceneggiatura, premiata con l’Oscar, calibrata al millimetro trasformano un canonico film di viaggio in una vivace avventura al femminile.

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Il ferroviere

(1956) R: Pietro Germi A: Pietro Germi, Luisa Della Noce, Sylva Koscina, Saro Urzì. Ferroviere beone per dimenticare i problemi finisce per rovinarsi la vita. Ritratto impietoso, vero e sincero di un uomo in guerra coi suoi demoni. Nastro d’Argento per la miglior regia.

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Io, Daniel Blake

(2016) R: Ken Loach A: Dave Johns, Hayley Squires, Sharon Percy, Briana Shann. Storia di Daniel, operaio con problemi di cuore che si trova costretto a chiedere aiuto allo Stato. Descrizione struggente di una vita in bilico fra malattia e burocrazia, da parte di un regista sempre particolarmente attento agli aspetti politico-sociali. Stilizzato, ma di grande afflato umanitario. Palma d’Oro a Cannes, oltre che Miglior film britannico dell’anno.

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Eva contro Eva

(1950) R: Joseph L. Mankiewicz A: Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders, Celeste Holm. Da un racconto di Mary Orr, Eva (la splendida Davis) è una giovane ragazza amante del teatro che riesce a diventare la segretaria della super diva Margo (Baxter). Nasceranno i problemi. Battute sferzanti e gustoso cinismo in una pellicola che costituisce un potente j’accuse nei confronti del mondo del teatro. Vinse 6 Oscar, fra cui miglior film, e ispirò un musical di Broadway.

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Nashville

(1975) R: Robert Altman A: Keith Carradine, Karen Black, Ronee Blakley, Shelley Duvall. I destini di 24 personaggi si intrecciano imprevedibilmente durante un festival di musica country a Nashville. Il meraviglioso Altman compone un variopinto collage di vite americane usando come collante il suo appuntito sguardo satirico. Annoverato fra i migliori film americani di tutti i tempi, ottenne l’Oscar per la miglior canzone, I’m easy di Keith Carradine.

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Nebraska

(2013) R: Alexander Payne A: Bruce Dern, Will Forte, June Squibb. Figlio accompagna il padre anziano attraverso un bel pezzo di America per riscuotere un milione di dollari che il vecchietto crede di aver vinto alla lotteria. Traboccante di tenerezza e amore filiale, non mancano i momenti divertenti. Girato in b/n, per quanto l’ “operazione nostalgia” e la pretesa artisticità ne abbiano certamente beneficiato, si sarebbe prestato forse meglio il colore a sottolineare i suggestivi cromatismi dell’hinterland americano. In ogni caso, un film da vedere e commuoversi.

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Sussurri e grida

(1972) R: Ingmar Bergman A: Harriet Andersson, Liv Ullmann, Kari Sylwan, Ingrid Thulin. Vicenda di una malata terminale e delle due sorelle che la assistono. Devastante riflessione sulla sofferenza da uno dei maestri del cinema di ogni tempo. La fotografia è di una resa straordinaria.

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Babel

(2006) R: Alejandro G. Inarritu A: Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal. 4 storie ambientate in 3 diversi continenti, partendo da una tragedia che accade a un turista americano (Pitt) in vacanza in Marocco. Straordinariamente coinvolgente durante tutto il percorso diegetico, è un dramma duro sulla necessità di comunicare in mezzo a una babele di voci. E’ il terzo capitolo della cosiddetta “trilogia della morte” che comprende anche, nell’ordine, AMORES PERROS e 21 GRAMMI. Oscar per la miglior colonna sonora a Gustavo Santaolalla.

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Viaggio a Tokyo

(1953) R: Yasujirô Ozu A: Chishu Ryu, Chieko Higashiyama, So Yamamura. Capolavoro di lirismo che racconta la storia di due anziani genitori alle prese con l’insensibilità dei figli. Semplice ma infinitamente liricia riflessione sulla paura di invecchiare, verrete travolti da una valanga di emozioni.