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Beetlejuice – Spiritello porcello

(1988) R:  Tim Burton A: Alec Baldwin, Geena Davis, Michael Keaton, Annie McEnroe. Coniugi appena deceduti assoldano un fantasmino monello (un incredbile Keaton) per sbarazzarsi della famiglia che ha comprato la loro ex casa. Fantasioso da morire come il suo creatore, dalle sembianze vagamente cartoonesche, è una commediola spruzzata di gotico davvero molto divertente. Oscar come miglior trucco.

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Grindhouse – A prova di morte

(2007) R: Quentin Tarantino A:  Kurt Russell, Zoe Bell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito. Peana tarantinesco al cinema low-fi anni 70, racconta di alcune donne che si vogliono vendicare di uno squinternato stuntman assassino. Visualmente impressionante, fra dialoghi al fulmicotone, piedi nudi, deretani e sangue a iosa piacerà molto agli estimatori del cineasta, meno a chi non lo ama ma presumo che a Tarantino questo poco importi.

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Amore ritorna

(1961) R: Delbert Mann A: Rock Hudson, Doris Day, Tony Randall, Edie Adams. Due pubblicitari rivali si scannano per un contratto ma finiscono per innamorarsi. Classica favoletta brillante, forse la più brillante fra quelle con Hudson/Day, una delle più celebrate coppie d’assi della commedia americana.

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Vicky Cristina Barcelona

(2008) R: Woody Allen A: Rebecca Hall, Scarlett Johansson, Javier Bardem, Penelope Cruz. Allen mescola abilmente personaggi suadenti a scenari da cartolina per raccontare il rapporto bizzarro tra un affascinante pittore spagnolo (Bardem), la sua ex moglie e due turiste americane. Cast eccellente, Cruz su tutti nel ruolo della ex moglie, premiata con l’Oscar.

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Scoprendo Forrester

(2000) R: Gus Van Sant A: Sean Connery, Rob Brown, F. Murray Abraham, Anna Paquin. Connery è uno scrittore in pensione che diventa il mentore di un giovane romanziere afroamericano. Bell’approfondimento su emarginazione e rapporto fra generazioni, convince a tal proposito lo “scontro” generazionale fra Brown al primo ruolo importante e Connery all’ennesimo.

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Charlie’s Angels

(2000) R: McG A: Cameron Diaz, Drew Barrymore, Lucy Liu, Bill Murray. Ispirato alla famosa serie TV anni Settanta, tre sexy detective lavorano per un capo che non si sa come sia fatto. Commedia d’azione piena di brio che allieta per qualche bella coreografia ma soprattutto per un terzetto femminile, come dire… hot !

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Rushmore

(1998) R: Wes Anderson A: Jason Schwartzman, Bill Murray, Olivia Williams, Seymour Cassel. Strambo adolescente si innamora della sua maestra elementare, per la quale dovrà vedersela con un magnate dell’acciaio. Filmetto originalissimo e divertente del solito immaginifico Anderson che lo ha sceneggiato assieme all’amico Owen Wilson. Estremamente brillante la performance di Murray nel ruolo del riccone.

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Gremlins

(1984) R:  Joe Dante A: Zach Galligan, Phoebe Cates, Hoyt Axton, John Louie. Questo film su degli strambi mostriciattoli pelosi riscosse un incredibile successo di pubblico e critica tanto da essere considerato un caposaldo del cinema ottantesco, grazie all’abile pot-pourri di generi messo in campo, dall’horror al fantastico passando per la commedia. Sceneggiato da Chris Columbus, fu prodotto da uno che di mostriciattoli se ne intende… Steven Spielberg.

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Don Camillo

(1952) R: Julien Duvivier A: Fernandel, Gino Cervi, Vera Talchi, Franco Interlenghi. Descrizione briosa e divertente della rivalità fra il prete Don Camillo (Fernandel) e il comunista Peppone (Cervi) in un paesino della bassa emiliana. Liberamente tratto dai personaggi di Giovannino Guareschi, ebbe quattro seguiti.

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La fabbrica di cioccolato

(2005) R: Tim Burton A: Johnny Depp, Freddie Highmore, David Kelly, Helena Bonham Carter. Dall’omonimo romanzo di Roald Dahl, già adattato in precedenza per il cinema in un film del 1971 con Gene Wilder: il piccolo Charlie (Highmore) spera di trovare il biglietto dentro una tavoletta di cioccolato che gli garantirà l’accesso alla fabbrica dello stravagante sig. Wonka (Depp). Burton ha sempre grande inventiva e visioni del tutto originali, e non si smentisce nemmeno in questa deliziosa favola per famiglie. Depp non sarà Gene Wilder, ma fa comunque il suo bell’effetto.